Reddito di inclusione: cos’è, come funziona e requisiti

Da qualche giorno ormai si parla di reddito di inclusione, un aiuto economico alle famiglie più bisognose.
Possono usufruirne sia italiani che stranieri, purché abbiano il permesso di lungo soggiorno.
Il secondo esame in Consiglio dei ministri ha permesso al reddito di inclusione di diventare realtà.

Per ottenerlo bisogna soddisfare determinati requisiti: quali sono? E come funziona davvero il reddito di inclusione?
Ecco una piccola guida per comprendere fino in fondo questa riforma voluta dal governo Gentiloni.

Cos’è il reddito di inclusione

Il Rei (reddito di inclusione) è una manovra economica varata dal Governo per aiutare le famiglie economicamente in difficoltà.

Il reddito di inclusione è uno dei tanti strumenti che lo Stato cerca di mettere in campo per una concreta lotta alla povertà. Prima di approvare questa nuova modalità, i cittadini più poveri percepivano il Sia (sostegno all’inclusione attiva) e l’Asdi (assegno di disoccupazione).

Il reddito di inclusione prenderà il via il 1 gennaio 2018 e si prefigge lo scopo di aiutare oltre 650mila famiglie italiane con minori o disabili a carico.

Secondo i dati raccolti dall’Istat appena due anni fa, nel 2015 il 6,1% delle famiglie residenti in Italia viveva in una condizione di povertà assoluta. Oltre 8 milioni di persone, inoltre, vivevano in povertà relativa. I più colpiti in assoluto negli ultimi anni sono stati i nuclei familiari composti da 4 persone. Nel solo passaggio tra i 2014 e il 2015 le famiglie povere sono arrivate a sfiorare il 10% delle famiglie totali.

Reddito di inclusione: cos'è, come funziona e requisiti

La proposta di legge: come funziona il reddito di inclusione

Per ottenere il reddito di inclusione bisogna rimanere sotto una certa soglia di Isee ogni anno. Il reddito, infatti, è previsto per aiutare le famiglie con un reddito Isee inferiore ai 6000 euro annui.

L’importo del reddito di inclusione può andare dai 190 ai 485 euro, ripartiti secondo questa modalità:

  • persona singola: 187,5 euro mensili;
  • nucleo di 2 componenti: 294,38 euro mensili;
  • nucleo di 3 componenti: 382,5 euro mensili;
  • famiglia di 4 componenti: 461,25 euro mensili;
  • famiglia di 5+ componenti: 485,42 euro mensili.

Il reddito di inclusione viene erogato su una carta prepagata in un’unica soluzione ogni mese. Può durare al massimo 18 mesi consecutivi, e dopo l’ultima erogazione bisogna far passare almeno 6 mesi prima di poterlo nuovamente richiedere.

I requisiti per richiederlo

Per richiedere il reddito di inclusione bisogna rispondere a determinati requisiti. Secondo la sintesi promulgata dal Ministero del lavoro, i requisiti riguardano la composizione della famiglia, la cittadinanza e la situazione economica del nucleo.

Per quanto riguarda i requisiti familiari, il reddito di inclusione può essere attribuito a famiglie che hanno:

  • figli minorenni;
  • figli disabili (indipendentemente se minorenni o maggiorenni);
  • donne in stato di gravidanza;
  • disoccupati over 55.

requisiti di cittadinanza riguardano la posizione della famiglia nei confronti dello Stato italiano. Possono richiedere questo tipo di reddito supplementare:

  • i cittadini italiani;
  • i cittadini comunitari;
  • i familiari di cittadini italiani o comunitari che provengano da uno Stato non membro. Questi ultimi possono richiedere il reddito di inclusione solo se hanno un permesso di soggiorno o di lungo soggiorno;
  • cittadini di stati non UE in possesso del permesso di soggiorno o di lungo soggiorno;
  • richiedenti asilo politico.

Inoltre, è obbligatorio rispondere a determinati requisiti economici per poter accedere al reddito di inclusione:

  • avere un reddito Isee annuo sotto i 6000 euro;
  • avere un patrimonio immobiliare non superiore ai 20 mila euro. Questo patrimonio esclude la casa di residenza;
  • avere un patrimonio mobile (conti correnti o conti deposito) non superiore a 10 mila euro per coppia e a 6 mila euro nel caso di una persona singola.

Nessun componente del nucleo familiare deve percepire assegni sociali, possedere mezzi di trasporto immatricolati nei 2 anni precedenti alla richiesta o possedere navi e imbarcazioni.

I fondi per il reddito di inclusione

La base economica su cui fondare il reddito di inclusione è stata pensata a lungo dal Governo.

Secondo quanto dichiarato dal ministro Poletti e riportato dall’articolo del Corriere della Sera del 29 agosto 2017, i fondi toccano la cifra di 1 miliardo e 845 milioni di euro.

A queste risorse si aggiungono quelle del Pon inclusione, per un totale di oltre 2 miliardi di euro ogni anno.

Poco meno di 2 milioni sono le persone che potranno beneficiare del reddito di inclusione: di queste, circa 700 mila sono minori.

Chi sono i contrari al reddito di inclusione?

Tra le forze politiche ci sono stati alcuni schieramenti non favorevoli al reddito d’inclusione.

Tra di essi è spiccato il MoVimento 5 stelle, che ha definito questo aiuto economico una “mancetta” per racimolare consensi.

Secondo i Cinque stelle la soluzione sarebbe, invece, il reddito di cittadinanza, che potrebbe aiutare 3 milioni di famiglie. La proposta, che ormai da anni tiene impegnati gli esponenti del MoVimento, non è mai stata accettata dalle altre forze politiche.

 

Differenza tra il reddito di inclusione e il reddito di cittadinanza

A questo punto chi legge si può chiedere: qual è la differenza tra reddito di inclusione e reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza prevede l’aggiunta di una cifra al proprio reddito di base tale da arrivare al reddito minimo sostenibile per una famiglia, ritenuto di 780 euro ogni mese e di 9360 euro netti ogni anno. Il budget per realizzare il reddito di cittadinanza sarebbe stato quello di 21 miliardi di euro annui.

C’è anche una differenza nella copertura. Il MoVimento 5 stelle ha sempre dichiarato che sarebbero stati oltre tre i milioni di persone aiutate con la loro procedura.

In generale la proposta del MoVimento comprendeva anche dei percorsi dedicati per il reinserimento nel mondo del lavoro nel caso di prolungata disoccupazione. I datori di lavoro sarebbero stati incentivati ad assumere disoccupati e giovani, con l’aiuto e i finanziamenti dello Stato.

Il reddito di inclusione, invece, punta più sull’aiuto economico di sussistenza, delegando al singolo la ricerca di un impiego.

Entrambi i tipi di reddito sono volti a contrastare la povertà e sono stati pensati in maniera progressiva rispetto al numero dei componenti della famiglia.

di: Elena Pepponi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *