E’ stata definita arrivista, manipolatrice, sfruttatrice di un’anima fragile ( il principe Harry) ora anche sfruttatrice del Nome del titolo nobiliare acquisito di famiglia, Meghan Markle è al centro di un gossip molto spinto che l’accusa di sfruttamento del nome dei Windsor per aver aperto un negozio di vestiti online che si chiama proprio “Windsor” in barba a tutte le regole scritte e non del rispetto e della cortesia che si deve tra famiglie. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire di più sul diritto di copyright.
Meghan Markle, precedentemente nota come attrice, è entrata a far parte della Famiglia Reale Britannica nel 2018 con il suo matrimonio con il Principe Harry, Duca di Sussex. La loro unione ha catturato l’attenzione globale, ma nel 2020 la coppia ha compiuto un passo senza precedenti, decidendo di ritirarsi dai loro ruoli di membri senior attivi della famiglia reale e trasferirsi in California per perseguire l’indipendenza finanziaria attraverso varie iniziative commerciali. Una questione centrale e spesso dibattuta riguarda la misura in cui le attività commerciali di Meghan Markle utilizzano e potenzialmente sfruttano il suo titolo reale, “Duchessa di Sussex”, e la sua connessione con la famiglia Windsor per ottenere un vantaggio economico.
Nonostante il loro allontanamento dagli impegni reali nel 2020, Meghan e Harry hanno mantenuto i loro titoli, come si evince dal sito web ufficiale della famiglia reale, dai crediti della serie Netflix di Meghan “With Love, Meghan” e dal marchio della sua impresa di lifestyle, “As Ever”. Questa conservazione dei titoli, pur non essendo più membri attivi della famiglia reale, è un elemento cruciale che alimenta il dibattito sul potenziale sfruttamento commerciale. L’uso continuato di titoli reali in iniziative commerciali da parte di individui che si sono ritirati dai doveri reali suggerisce un deliberato sfruttamento del loro status reale per il riconoscimento del marchio e il beneficio finanziario. I titoli sono stati originariamente conferiti in virtù della loro appartenenza alla famiglia reale e del conseguente interesse e prestigio pubblico. Il loro uso continuato e prominente in contesti commerciali implica un’intenzione di capitalizzare questo valore intrinseco.
Questo articolo si propone di fornire un’analisi completa del quadro giuridico nel Regno Unito che disciplina l’uso commerciale di titoli e cognomi reali, di esaminare le reazioni del pubblico inglese alle iniziative di Meghan Markle, di esplorare gli usi e i costumi britannici pertinenti relativi ai titoli reali, di considerare le possibili conseguenze legali per Meghan Markle e il Principe Harry e, infine, di indagare sui guadagni stimati dal sito web di abbigliamento di Meghan Markle. I capitoli successivi approfondiranno il diritto britannico in materia di uso commerciale di cognomi e titoli reali, le diverse reazioni del pubblico inglese, i tradizionali usi britannici associati ai titoli reali, le possibili ramificazioni legali per Meghan e Harry e gli aspetti finanziari dell’attività di abbigliamento online di Meghan.
Capitolo 2: La Lettera della Legge: Uso Commerciale del Cognome Windsor nel Regno Unito 📜
Sebbene non esista una legge specifica nel Regno Unito che proibisca esplicitamente a un ex membro della famiglia reale di utilizzare il cognome “Windsor” in un contesto commerciale, vari quadri giuridici, in particolare il diritto dei marchi, e principi giuridici consolidati regolano lo sfruttamento commerciale delle associazioni reali, inclusi nomi e titoli.
La Sezione 99(1) del Trade Marks Act 1994 stabilisce chiaramente che “una persona non può, senza l’autorizzazione di Sua Maestà, utilizzare in relazione a qualsiasi attività commerciale le armi reali (o armi così simili alle armi reali da poter ingannare) in modo tale da indurre a credere che sia debitamente nominata o detenga l’autorità di Sua Maestà o di qualsiasi membro della Famiglia Reale“. Questa disposizione si estende a “qualsiasi dispositivo, emblema o titolo” utilizzato in modo tale da suggerire falsamente un impiego o una fornitura di beni alla Famiglia Reale. Questa legge mira fondamentalmente a prevenire qualsiasi implicazione fuorviante di approvazione o patrocinio reale ufficiale per entità commerciali. L’obiettivo della legge è proteggere l’integrità e l’esclusività associate alle Armi Reali e impedire alle imprese di sfruttare ingiustamente una presunta connessione reale per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato, potenzialmente ingannando i consumatori.
Inoltre, i nomi della Famiglia Reale non possono essere registrati come marchi senza aver ottenuto il consenso esplicito della Regina o del Membro della Famiglia Reale interessato. L’Allegato C del documento citato elenca i nomi dei membri della Famiglia Reale. Questa restrizione legale suggerisce che, sebbene Meghan Markle potrebbe non essere in grado di registrare direttamente il cognome “Windsor” come marchio per le sue iniziative commerciali senza il consenso reale, il suo uso continuato e prominente del suo titolo attuale, “Duchessa di Sussex”, nelle sue attività commerciali potrebbe rientrare in una zona grigia legalmente ambigua se percepito come implicante una continua associazione o approvazione formale da parte della Famiglia Reale. Il diritto dei marchi è concepito per proteggere la distintività dei marchi e prevenire la confusione dei consumatori. I nomi reali sono soggetti a una protezione speciale a causa della loro associazione intrinseca e ampiamente riconosciuta con la monarchia.
È inoltre vietato l’uso di nomi reali o nomi di residenze reali sui prodotti stessi, piuttosto che semplicemente come parte del nome di un’azienda, se tale uso suggerisce che i beni abbiano una connessione diretta con o siano forniti a un membro della famiglia reale. Questa disposizione potrebbe diventare rilevante se le linee di prodotti di Meghan Markle o il design del suo sito web alludessero sottilmente a connessioni o temi reali che vanno oltre la semplice menzione del suo titolo, creando potenzialmente una falsa impressione di approvazione reale per specifici beni. La legge mira a impedire che i consumatori siano indotti in errore nell’acquisto di prodotti sulla base della falsa convinzione che siano ufficialmente approvati o addirittura forniti alla Famiglia Reale, tutelando così sia i consumatori che la reputazione della Famiglia Reale.
La famiglia reale ha una storia complessa per quanto riguarda i cognomi. “Windsor” fu adottato come cognome nel 1917, e “Mountbatten-Windsor” fu successivamente adottato per i discendenti in linea maschile che necessitavano di un cognome. È importante sottolineare che i membri della famiglia reale che hanno diritto allo stile e alla dignità di Principe o Principessa di Sua Altezza Reale generalmente non necessitano di un cognome per la maggior parte degli scopi. L’identificativo primario di Meghan Markle nelle sue attività commerciali è il suo titolo, “Duchessa di Sussex”. Questo potrebbe essere interpretato come una designazione territoriale piuttosto che come un cognome nel senso tradizionale, consentendole potenzialmente di aggirare le restrizioni legali dirette che potrebbero applicarsi al cognome “Windsor” stesso. I titoli reali spesso fungono da identificativi primari per le SAR nella vita pubblica, avendo la precedenza sui cognomi. Le restrizioni legali potrebbero essere più focalizzate sull’impedire la marchiatura commerciale diretta utilizzando il cognome specifico “Windsor” per mantenerne l’associazione con il nucleo della Famiglia Reale.
È interessante notare che i titoli stranieri generalmente non sono riconosciuti dalla Corona Britannica, una pratica cessata nel 1932. Sebbene meno direttamente rilevante, ciò fornisce un contesto generale sull’approccio del Regno Unito alla nobiltà e ai titoli di altri paesi. Nel Regno Unito è esplicitamente vietato registrare come marchi i nomi dei membri della Famiglia Reale.
La Famiglia Reale e la Casa Reale godono di una “protezione intrinseca” ai sensi della Sezione 4(1) del Trade Marks Act 1994. Questa sezione limita e proibisce la registrazione di marchi che contengano le armi reali, qualsiasi elemento principale delle armi reali, rappresentazioni della corona reale, bandiere reali o rappresentazioni della Regina o di altri membri della Famiglia Reale (o qualsiasi cosa che possa essere scambiata per essi) senza il dovuto consenso. L’uso prominente del titolo di “Duchessa di Sussex” da parte di Meghan Markle in un contesto commerciale potrebbe potenzialmente essere interpretato come una “rappresentazione di un membro della Famiglia Reale” ai fini del diritto dei marchi. Ciò potrebbe richiedere il consenso dell’Ufficio del Lord Ciambellano, a seconda della specifica modalità di utilizzo del titolo e dei beni o servizi offerti. La legge mira a proteggere in modo completo l’identità visiva e titolare della Famiglia Reale da appropriazioni commerciali non autorizzate. L’uso di uno specifico titolo reale evoca intrinsecamente l’individuo che detiene tale titolo e la sua associazione con la monarchia.
La Sezione 55 del Companies Act 2006 stabilisce che è reato includere determinate “parole sensibili” nel nome di una società, come “Royal”, “King”, “Queen”, “Prince”, “Princess”, “His” o “Her Majesty”, senza ottenere l’approvazione del Segretario di Stato. Sebbene il nome commerciale di Meghan Markle, “As Ever”, non includa direttamente queste parole sensibili, la costante e prominente associazione del suo marchio commerciale e personale con il suo titolo, “Duchessa di Sussex”, potrebbe essere vista come funzionalmente simile nella sua implicazione di connessione reale, potenzialmente giustificando un simile scrutinio in merito all’appropriatezza del suo utilizzo in un contesto commerciale. Questa normativa è concepita per impedire l’uso fuorviante di terminologia reale nei nomi commerciali al fine di implicare un’approvazione o un patrocinio ufficiale. L’uso prominente di un titolo reale da parte di un’ex membro attiva della famiglia reale nel suo marchio commerciale ottiene un effetto simile in termini di percezione pubblica.
Disposizione Legale | Descrizione | Implicazioni Potenziali per Meghan Markle |
Trade Marks Act 1994, Sezione 99(1) | Proibisce l’uso non autorizzato di Armi Reali, emblemi o titoli in modo da suggerire approvazione reale. | L’uso del titolo di “Duchessa di Sussex” potrebbe essere scrutinato se ritenuto fuorviante o suggerente un’approvazione reale per la sua attività commerciale. |
Trade Marks Act 1994, Sezione 3(5) | I nomi della Famiglia Reale non possono essere registrati come marchi senza consenso. | Meghan Markle non potrebbe registrare “Windsor” come marchio senza consenso. L’uso del titolo potrebbe essere visto come una “rappresentazione” che necessita di consenso. |
Trade Marks Act 1994, Sezione 4(1) | Restringe la registrazione di marchi contenenti elementi reali senza consenso. | L’uso del titolo potrebbe essere visto come contenente una “rappresentazione di un membro della Famiglia Reale” che richiede consenso per la registrazione come marchio (se cercato). |
Companies Act 2006, Sezione 55 | Richiede l’approvazione per l’uso di “parole sensibili” come “Royal” nei nomi delle aziende. | Sebbene il nome della sua azienda non contenga queste parole, la prominente associazione con il suo titolo potrebbe essere vista in modo simile. |
Capitolo 3: Voci da Oltreoceano: Reazioni del Pubblico in Inghilterra 🗣️
Le reazioni del pubblico in Inghilterra nei confronti di Meghan Markle e del Principe Harry, in particolare in relazione alle loro attività commerciali e alla percepita strumentalizzazione dei loro titoli reali, sono state generalmente negative e spesso critiche.
Vari sondaggi e rilevazioni d’opinione condotti nel Regno Unito mostrano costantemente una visione pubblica significativamente negativa di Meghan Markle. Ad esempio, un sondaggio del 2024 ha rivelato che il 65% dei britannici ha un’opinione negativa di lei, con il 45% che nutre un’opinione “molto negativa”. Questo sentimento negativo si estende a diverse fasce d’età, sebbene tenda ad essere più pronunciato tra le generazioni più anziane. Questa costantemente bassa percentuale di approvazione e gli alti livelli di sentiment negativo tra il pubblico britannico suggeriscono fortemente che qualsiasi percepito sfruttamento commerciale del titolo reale di Meghan Markle è probabile che incontri diffusa disapprovazione e critica. L’opinione pubblica svolge un ruolo cruciale nel plasmare le conseguenze sociali e reputazionali per le figure pubbliche, specialmente quelle con legami con istituzioni nazionali come la monarchia. Il sentimento negativo può influenzare la percezione del marchio e il successo complessivo delle iniziative commerciali.
L’ampia copertura mediatica e le reazioni sui social media nel Regno Unito alle varie iniziative commerciali di Meghan Markle, tra cui la sua serie Netflix “With Love, Meghan” e il lancio del suo negozio online, sono state ampiamente documentate. Queste reazioni sono spesso caratterizzate da termini come “di cattivo gusto”, “disperate” e accuse di “approfittare dei fan” e “monetizzare la monarchia”. I media spesso evidenziano la percepita disconnessione tra la sua precedente enfasi sull’attivismo e la filantropia e la sua attuale attenzione alle vendite attraverso il marketing di affiliazione. I media britannici svolgono un ruolo significativo nel plasmare e amplificare l’opinione pubblica riguardo alla Famiglia Reale e alle figure ad essa correlate. La rappresentazione prevalentemente negativa delle attività commerciali di Meghan Markle sulla stampa probabilmente contribuisce e rafforza il sentimento pubblico negativo. Le narrazioni dei media hanno una potente influenza sulla percezione pubblica, spesso stabilendo l’agenda per il discorso pubblico e plasmando il modo in cui gli individui e le loro azioni vengono visti.
Le critiche specifiche e spesso veementi dei residenti del Sussex riguardo all’affermazione di Meghan Markle secondo cui “Sussex” è ora il suo cognome sono state evidenziate. I locali hanno espresso frustrazione per il suo limitato coinvolgimento con la contea, avendola visitata solo una volta per un breve periodo, e molti chiedono che si “guadagni il diritto” di usare il titolo impegnandosi maggiormente con la comunità locale e contribuendo a cause locali. Ciò dimostra una radicata aspettativa tradizionale nel Regno Unito che i titoli reali, in particolare quelli con associazioni geografiche, dovrebbero essere accompagnati da una genuina connessione e da un senso di responsabilità nei confronti della regione rappresentata. L’uso commerciale del titolo senza questa connessione è percepito da alcuni come cinico e opportunistico. Storicamente, i titoli nobiliari spesso comportavano la proprietà terriera e responsabilità nei confronti della popolazione locale. Sebbene la natura di questi titoli si sia evoluta, la sottostante aspettativa di una qualche forma di connessione e contributo persiste.
Sebbene la reazione pubblica dominante in Inghilterra sembri negativa, esiste una parte di fan e sostenitori che considera il successo commerciale di Meghan Markle come un passo positivo verso il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria e come una sfida alle norme e al controllo tradizionali della monarchia. L’opinione pubblica è raramente uniforme. Esiste una contro-narrazione che sostiene il diritto di Meghan Markle di intraprendere iniziative commerciali e considera il suo successo al di fuori della tradizionale struttura reale come emancipante e segno di progresso. Individui e gruppi diversi all’interno della società hanno prospettive e valori diversi, portando a una diversità di opinioni su questioni complesse che coinvolgono figure pubbliche.
Il sentimento sui social media riguardo alla serie Netflix di Meghan Markle, “With Love, Meghan”, ha subito un’evoluzione significativa. L’iniziale entusiasmo pre-uscita, forse alimentato da sforzi di marketing, ha lasciato il posto a reazioni prevalentemente negative dopo la pubblicazione della serie. Un punto chiave di critica è stata l’affermazione di Meghan che correggeva Mindy Kaling dicendo: “Sai, ora sono Sussex”, ampiamente percepita come presuntuosa e fuori luogo. Ciò evidenzia l’impatto significativo delle parole e delle azioni di Meghan Markle sulla percezione pubblica. La percepita inautenticità o i tentativi di sfruttare il titolo reale in modi che sembrano auto-promozionali possono innescare reazioni negative e alimentare le critiche. Le figure pubbliche sono costantemente sotto esame e le loro dichiarazioni e comportamenti sono attentamente analizzati e interpretati dal pubblico e dai media.
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Capitolo 4: Tradizione e Titolo: Usi e Costumi Britannici Relativi ai Titoli Reali 💂
I titoli reali britannici hanno una lunga storia e una struttura gerarchica significativa, che inizia con il Re/Regina, seguito da Duca/Duchessa e Principe/Principessa. Essere Duchessa, in particolare Duchessa di Sussex, è un titolo di alto rango, direttamente inferiore al monarca, e Meghan Markle è la prima persona a detenere questo titolo. Sebbene non sia un cognome, Meghan ha espresso il suo significato personale come “nome di famiglia”.
Esistono modi tradizionali e attesi per rivolgersi ai membri della Famiglia Reale, sia in contesti formali che informali. Le forme iniziali di saluto includono “Vostra Maestà”, “Vostra Altezza Reale” e “Vostra Grazia”, seguite da riferimenti successivi come “Ma’am” e “Sir”. L’etichetta tradizionale prevede inchini e riverenze, argomenti di conversazione appropriati e usanze a tavola.
Una tradizione di lunga data e un’aspettativa pubblica è che detenere un titolo reale, in particolare per i membri attivi della Famiglia Reale, comporti un significativo senso di servizio pubblico, dovere e rispetto dei valori della monarchia. Questa aspettativa tradizionale costituisce una base significativa per gran parte delle critiche rivolte a Meghan Markle. Ritirandosi dai doveri reali e intraprendendo iniziative commerciali, è percepita da alcuni come beneficiaria del prestigio e del riconoscimento associati al suo titolo senza adempiere ai tradizionali obblighi di servizio alla Corona e alla nazione. Storicamente, la nobiltà ricopriva posizioni di potere e responsabilità, e i loro titoli erano intrinsecamente legati ai loro doveri e obblighi all’interno della struttura sociale e politica.
La relazione tra nobiltà e commercio in Gran Bretagna ha un contesto storico complesso. Sebbene il diretto coinvolgimento nel commercio e negli affari fosse storicamente malvisto per i ranghi più alti della nobiltà, in particolare prima del XIX secolo, i confini sono diventati sempre più sfumati nel tempo, specialmente per coloro che si trovano più in basso nella linea di successione o che non sono membri attivi della famiglia reale. Esistono precedenti storici dell’uso di titoli nobiliari come potenziali risorse commerciali, fornendo esempi di carte reali concesse a compagnie commerciali e il riconoscimento del patrocinio reale attraverso i Royal Warrants. L’evoluzione dell’aristocrazia e la crescente accettazione di alcune forme di impegno commerciale forniscono un contesto per comprendere i dibattiti attuali sulle attività di Meghan Markle.
Esempi moderni di Duchi e Duchesse, inclusi quelli che non sono membri attivi della famiglia reale, che si impegnano in varie forme di attività commerciali, spesso legate alla gestione delle loro proprietà ereditarie (come il Ducato di Cornovaglia o il Ducato di Lancaster), alla ricerca di interessi commerciali (come il coinvolgimento del Duca di Argyll nella distillazione di whisky) o alla leva dei loro titoli per la raccolta fondi e le sponsorizzazioni di beneficenza, dimostrano che un certo livello di attività commerciale è generalmente accettato per le persone che detengono titoli ducali, in particolare quelle che non sono attivamente impegnate in doveri reali. Tuttavia, la differenza fondamentale nel caso di Meghan Markle potrebbe risiedere nella direttezza, nella portata e nella percepita motivazione primaria alla base delle sue iniziative, che sono viste da alcuni come più apertamente incentrate sul guadagno finanziario personale piuttosto che sulla tradizionale gestione della proprietà o su iniziative filantropiche.
L’uso contemporaneo dei titoli reali da parte dei membri non attivi della Famiglia Reale è regolato in parte da accordi specifici. Il Duca e la Duchessa di Sussex, al momento del loro ritiro dai doveri reali, hanno concordato di non utilizzare il loro stile di “Sua/Sua Altezza Reale” (SAR) in un contesto commerciale, pur mantenendo i loro titoli ducali. Questa distinzione, stabilita nell’accordo “Megxit”, indica una chiara consapevolezza e sensibilità all’interno della Famiglia Reale riguardo al potenziale sfruttamento commerciale dei più alti stili reali, suggerendo che, sebbene i titoli ducali possano avere maggiore flessibilità nel loro utilizzo, esistono ancora confini compresi.
Le aspettative pubbliche più ampie nei confronti delle persone che detengono titoli reali spesso includono il mantenimento di un certo livello di decoro, l’impegno in opere di beneficenza e, in generale, il sostegno alla dignità e alla reputazione della monarchia. La percepita deviazione di Meghan Markle da alcune di queste aspettative tradizionali, come si riflette nella copertura mediatica e nell’opinione pubblica, probabilmente contribuisce allo scrutinio e alle critiche che circondano le sue attività commerciali e il modo in cui utilizza il suo titolo.
Gli approcci contrastanti adottati da altri membri non attivi della famiglia reale nelle loro attività professionali e commerciali suggeriscono che il modo in cui i titoli reali vengono presentati e associati alle attività commerciali gioca un ruolo significativo nel plasmare la percezione pubblica ed evitare accuse di sfruttamento eccessivo.
Capitolo 5: Navigare nel Labirinto Legale: Potenziali Conseguenze per Meghan Markle e il Principe Harry ⚖️
Le implicazioni legali per Meghan Markle e il Principe Harry riguardo al loro uso commerciale del titolo di Duchessa di Sussex sono complesse. La revoca dei loro titoli di Duca e Duchessa di Sussex, che sono pari ereditari conferiti dalla Corona, richiederebbe uno specifico Atto del Parlamento. Sebbene ci siano state discussioni pubbliche e persino alcune proposte politiche per revocare i loro titoli, una tale mossa è legalmente complessa e politicamente delicata, con precedenti storici che suggeriscono che sia riservata a casi estremi come il tradimento. L’ultima volta che i pari furono privati dei loro titoli in questo modo fu nel 1917 ai sensi del Titles Deprivation Act. Il quadro giuridico esistente nel Regno Unito rende altamente improbabile che Meghan Markle e il Principe Harry vengano formalmente privati dei loro titoli di Duca e Duchessa di Sussex unicamente a causa delle loro attività commerciali. Il processo per la rimozione dei pari ereditari è deliberatamente difficile e richiede una significativa azione parlamentare.
Il Titles Deprivation Act del 1917 consentiva la rimozione dei titoli ai nemici del Regno Unito durante la prima guerra mondiale. Tuttavia, questa legge è stata concepita per uno specifico contesto storico di guerra e non è facilmente applicabile alla situazione attuale che coinvolge attività commerciali. Sebbene esista un precedente legale per la rimozione dei titoli reali, è legato a straordinarie circostanze di conflitto nazionale ed è improbabile che venga invocato in risposta a iniziative commerciali, anche se percepite negativamente.
Una conseguenza potenziale più immediata e plausibile potrebbe essere l’emissione da parte di Buckingham Palace di lettere di “cessate e desistite” o di dichiarazioni formali se le attività commerciali di Meghan Markle fossero ritenute sfruttare direttamente e in modo inappropriato i suoi titoli reali o utilizzare nomi di residenze reali in modo tale da ingannare il pubblico o danneggiare la reputazione della monarchia. La Casa Reale ha un interesse acquisito nella protezione dell’integrità e della reputazione del marchio reale. Se le attività commerciali di Meghan Markle fossero percepite come uno sfruttamento palese e fuorviante del suo titolo a scopo di lucro, il Palazzo potrebbe intraprendere azioni per prendere le distanze e potenzialmente scoraggiare tali pratiche attraverso avvertimenti o dichiarazioni formali. L’Ufficio del Lord Ciambellano svolge un ruolo nella supervisione dell’uso di nomi e titoli reali per scopi commerciali e potrebbe potenzialmente intervenire se si percepiscono violazioni delle linee guida.
L’accordo “Megxit” raggiunto nel 2020 includeva clausole secondo cui Meghan e Harry non avrebbero più utilizzato i loro stili di “Sua/Sua Altezza Reale” (SAR) in alcun contesto ufficiale o di lavoro reale, in particolare per iniziative commerciali. Questo accordo implica una comprensione e un confine preesistenti riguardo alla commercializzazione dello status reale, e qualsiasi percepita violazione dello spirito di questo accordo attraverso l’uso del titolo di “Duchessa di Sussex” potrebbe potenzialmente portare a ulteriori discussioni o ripercussioni da parte del Palazzo. L’accordo “Megxit” ha stabilito un precedente per la regolamentazione dell’uso commerciale dello status reale da parte di Meghan e Harry. Sebbene si rivolgesse specificamente allo stile “SAR”, eventuali azioni future da parte del Palazzo riguardo all’uso dei loro titoli ducali in contesti commerciali potrebbero essere informate dai principi e dallo spirito di questo accordo iniziale.
È un principio legale che l’uso di nomi reali o nomi di residenze reali sui prodotti in modo tale da suggerire direttamente una connessione o un’approvazione da parte della Famiglia Reale è considerato illegale ai sensi della legge del Regno Unito.
Sebbene il Copyright della Corona e il sistema delle Carte Reali siano aspetti importanti del rapporto giuridico tra la Corona e il commercio, appaiono meno direttamente rilevanti alla questione specifica dell’uso del titolo da parte di Meghan Markle, che è un onore personale piuttosto che una concessione di diritti a un’entità specifica.
Meghan Markle ha dovuto affrontare altre sfide legali relative alle sue varie iniziative imprenditoriali, come controversie sui marchi per il nome del marchio “As Ever” e una causa per diffamazione intentata dalla sorella. Tuttavia, queste questioni legali sono distinte dalla questione se il suo uso del titolo di “Duchessa di Sussex” per scopi commerciali abbia specifiche ramificazioni legali ai sensi della legge del Regno Unito relative allo sfruttamento dello status reale.
Potenziale Conseguenza Legale | Base Legale/Consuetudinaria Rilevante | Probabilità di Occorrenza | Impatto Potenziale su Meghan e Harry |
Revoca dei Titoli di Duca e Duchessa di Sussex | Atto del Parlamento, Titles Deprivation Act 1917 (precedente storico) | Molto Improbabile | Catastrofico per il loro marchio e la loro identità pubblica. |
Emissione di Lettera di “Cessate e Desistite” da Buckingham Palace | Diritto dei Marchi, protezione della reputazione reale, accordo “Megxit” | Moderatamente Probabile | Potrebbe costringerli a modificare il loro marchio e le loro strategie di marketing. |
Dichiarazione Pubblica da Buckingham Palace | Protezione della reputazione reale, accordo “Megxit” | Probabile | Danni alla loro reputazione e potenziale impatto negativo sulle loro iniziative commerciali. |
Ulteriori Restrizioni sull’Uso dei Titoli | Accordo “Megxit”, prerogativa reale | Improbabile nel breve termine, ma possibile in futuro. | Potrebbe limitare la loro capacità di utilizzare i titoli per scopi commerciali. |
Azioni Legali per Uso Fuorviante di Titoli/Residenze Reali | Trade Marks Act 1994, Trade Descriptions Act 1968 | Improbabile a meno che non vi sia una palese violazione e un danno significativo. | Costose battaglie legali e potenziali sanzioni finanziarie. |
Capitolo 6: L’Imprenditrice della Moda: Guadagni dal Sito Web di Abbigliamento di Meghan Markle 💰
Il nuovo negozio online di Meghan Markle opera principalmente attraverso link di affiliazione tramite la piattaforma ShopMy. Il marketing di affiliazione prevede che Meghan curi e promuova una selezione di abbigliamento, gioielli e accessori di vari marchi e guadagni una commissione su qualsiasi vendita generata tramite i suoi link unici. Numerosi resoconti di notizie e analisi di esperti sono emersi dal lancio del suo negozio ShopMy. Questi resoconti evidenziano la natura di fascia alta di alcuni degli articoli presentati, tra cui un abito “Windsor” da £1.068 e sandali Saint Laurent da £600, e notano la clausola di esclusione di responsabilità sul sito web che indica la presenza di link commissionabili.
Varie stime dei potenziali guadagni di Meghan Markle dal suo sito web di abbigliamento si basano sulle opinioni di esperti di business, esperti reali e analisti di marketing digitale. Queste stime spesso tengono conto del suo significativo seguito su Instagram di 2,6 milioni di follower e delle tipiche percentuali di commissione offerte dalla piattaforma ShopMy (che vanno dal 10% al 30%). Le cifre suggeriscono che Meghan Markle potrebbe potenzialmente guadagnare “milioni” da questa impresa. Ad esempio, un esperto ha stimato che se anche solo una piccola percentuale dei suoi follower acquistasse una camicia di lino da £128 con una commissione del 15%, potrebbe generare entrate significative. Proiezioni più ottimistiche, basate sul pieno coinvolgimento dei follower con articoli di prezzo più elevato, hanno persino suggerito la possibilità di guadagnare centinaia di milioni di dollari, sebbene stime più conservative pongano la cifra realistica più vicina ai pochi milioni nella fase iniziale. Il suo profilo pubblico consolidato, amplificato dalle sue connessioni reali, combinato con un ampio e coinvolto seguito sui social media, crea un sostanziale potenziale di guadagno attraverso il marketing di affiliazione di prodotti di moda e lifestyle. I prezzi elevati di alcuni degli articoli curati contribuiscono ulteriormente a questo potenziale di significativo reddito basato sulle commissioni.
I resoconti indicano che diversi articoli presenti sulla pagina ShopMy di Meghan Markle sono andati rapidamente esauriti dopo il suo lancio, suggerendo una forte domanda iniziale da parte dei consumatori per le sue selezioni curate e una tangibile influenza sul comportamento d’acquisto. Ad esempio, i resoconti menzionavano la rapida vendita di un maglione di cashmere Loro Piana da $1.415 e di 500 paia di jeans La Ligne che erano stati presentati nella sua serie Netflix. I dati iniziali sulle vendite e i resoconti di articoli esauriti forniscono la prova dell’influenza di Meghan Markle come trendsetter e della sua capacità di guidare l’interesse dei consumatori e le decisioni di acquisto all’interno del suo pubblico di riferimento. Questo successo iniziale suggerisce un inizio promettente per il suo negozio online.
Il potenziale di guadagno della piattaforma ShopMy di Meghan Markle supera di gran lunga i guadagni del suo precedente blog di lifestyle, “The Tig”, che secondo quanto riferito generava circa $80.000 all’anno al suo apice. La portata e le potenziali entrate delle attuali attività commerciali di Meghan Markle, sfruttando il suo profilo pubblico post-reale, superano di gran lunga i guadagni che generava dalla sua carriera di blogger pre-reale. Ciò sottolinea l’impatto significativo della sua associazione con la Famiglia Reale sul suo riconoscimento del marchio e sulla sua capacità di guadagno.
Sebbene ci sia un significativo potenziale di guadagno, alcuni critici hanno etichettato l’impresa come “di cattivo gusto” o “disperata”, e permangono interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine delle iniziative di moda guidate da celebrità in un mercato online competitivo. La piattaforma ShopMy offre in genere tassi di commissione che vanno dal 10% al 30% ai suoi creatori, a seconda del marchio e del rivenditore. Nonostante le critiche, alcuni fan hanno espresso entusiasmo e sostegno per il nuovo negozio online di Meghan Markle, indicando una parte del pubblico desiderosa di acquistare i suoi prodotti raccomandati.
Fonte della Stima | Stima dei Guadagni Potenziali | Metodologia/Base della Stima | Note/Considerazioni |
Maddy Alexander-Grout, Money and Business Coach | “Milioni” | Percentuale di commissione sulle vendite (ipotizzando il 15% su una camicia da £128 potrebbe generare £19.20 per vendita, con migliaia di vendite). | Basato su 2,6 milioni di follower su Instagram e tassi di coinvolgimento. |
Kinsey Schofield, Royal Expert | Potenziale di guadagno di $390 milioni (teorico), $1 milione (più realistico) | Calcolato sulla base del 10-30% di commissioni ShopMy e sull’acquisto di articoli specifici da parte di tutti i follower. | La stima più realistica tiene conto delle condizioni economiche attuali. |
Colby Flood, Brighter Click (Digital Marketing Agency) | $47.000 (con un tasso di conversione dell’1%), $470.000 (ipotizzando l’acquisto di un prodotto da $100 da parte di 141.000 persone con una commissione del 10%) | Basato sui tassi di conversione tipici per i “mega influencer” su ShopMy (1-3%) e sul prezzo medio dei prodotti. | Considera il suo elevato tasso di coinvolgimento come un “mega influencer”. |
Grok (AI) | Potenzialmente “milioni” | Basato su commissioni di affiliazione (10-30%) e sui prezzi elevati degli articoli, con vendite iniziali promettenti (alcuni articoli esauriti). | Il successo a lungo termine dipende dall’interesse sostenuto dei consumatori e dalla capacità di navigare in un mercato competitivo. |
Capitolo 7: Conclusione: Bilanciare Regalità e Commercio ⚖️💰
La situazione che circonda Meghan Markle, Duchessa di Sussex, e l’intersezione del suo status reale con la sua ricerca di iniziative commerciali è complessa e spesso controversa. Sebbene l’uso commerciale del cognome “Windsor” da parte di ex membri della famiglia reale non sia esplicitamente vietato da una legge specifica, l’uso di titoli reali e qualsiasi implicazione di approvazione reale nelle attività commerciali sono soggetti a restrizioni ai sensi del Trade Marks Act 1994.
La reazione del pubblico in Inghilterra alle iniziative commerciali di Meghan Markle è stata prevalentemente negativa, spesso alimentata dalle tradizionali aspettative di condotta reale, dalle preoccupazioni sullo sfruttamento del suo titolo per guadagno finanziario personale e da una percepita mancanza di genuina connessione con il Regno Unito e la regione che il suo titolo rappresenta.
È improbabile che Meghan Markle venga formalmente privata del suo Ducato a causa delle complessità legali e politiche coinvolte. Tuttavia, esiste il potenziale per danni alla reputazione sia per Meghan che per la Famiglia Reale, nonché la possibilità di interventi da parte di Buckingham Palace se le sue attività commerciali fossero ritenute sfruttare in modo eccessivo e fuorviante il suo titolo reale.
In conclusione, la sfida per gli ex membri della Famiglia Reale nel perseguire l’indipendenza finanziaria mantenendo i propri titoli e la propria immagine pubblica risiede nel trovare un equilibrio che rispetti la tradizione, eviti accuse di palese sfruttamento commerciale dello status reale e si allinei alle aspettative pubbliche di condotta e decoro. La questione centrale nel dibattito in corso spesso si riduce all’intento percepito alla base delle attività commerciali di Meghan Markle e alla misura in cui queste iniziative sono viste come basate principalmente sul suo titolo reale e sulle sue connessioni, piuttosto che sui suoi meriti individuali, competenze e marchio. Il rapporto tra regalità, cultura delle celebrità e mondo del commercio nell’era moderna continua ad evolversi, presentando sfide e un esame unici per individui come Meghan Markle che si muovono in queste diverse sfere.